ON THE NOTWIST (AND WEARING GLASSES)

Circolo Magnolia, The Notwist, music, live music, close to the glass, gig

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Pictures by me

All members of the band Notwist wear glasses. (Well, all but one to be more precise.)
After having attended their concert last Saturday, April 5th at Circolo Magnolia in Segrate Fabio and I started wondering if wearing glasses could be uncomfortable while creating their peculiar walls of sounds during their concerts.
Of all the music I usually listen to probably the Notwist is the nerdest band. Could that be because of the glasses, or because Martin Gretschmann uses a couple of joysticks to create the band’s signature sounds, I don’t know and I cannot explain, but to me that thing is quintessentially nerd… I’m not interested in things like playstations or wiis, but if somehow even remotely those stuffs could create such amazing sounds like those I was surrounded by and immersed into last Saturday at the Notwist’s gig, well count me in to queue early tomorrow morning to buy one.

Before I forget, or well…. probably it is already crystal clear, last Saturday the concert of the band The Notwist was absolutely GREAT.

It was not my first Notwist concert (although it felt like it was because usually there’s always That-Tall-Person-That-Doesn’t-Make-You-See-Anything in front of me but this time I was in the front row instead!!! How unforgettable!), and I must admit I forgot how amazing the band is. And how strange the crystal clear, introvert, bittersweet, minimal voice of Markus Acher is paired with their signature music, made of electronic and melodies. So strange, so unusual that the contradiction it creates in the end turns out to work smoothly.

Let me write down one more detail to stress once again how great these German musicians are: the live music they make IS every time a different interpretation of the music they record and that you listen to on CD/vinyl/iPod/any other device. Such thing makes for a ticket to attend their next live performance! This is an important detail for me, it means a lot: it is the true essence of music, it represents the wonder of it, it is art, it is good communication, it is the best magnet towards a concert.

Every possible miracle, every possible artificial music can be made in a recording studio, so whenever I attend a concert I look for something totally different, for the reinvention of the songs, I want to touch with my own hands and I want to listen to with my own ears what musicians can do. Because when the concert is over and I am on my way home I need to be left with the feeling of wanting to be a musician/the illusion of being able to write songs/of “playing” music with a joystick/of being a rock’n’roll animal/etc. at least for the following four weeks! Well, all those things happen when you attend a Notwist concert.

And Saturday was another great occasion to witness how the band uses their inner creativity to reinterpret and to recreate their unique and beautiful songs. As member of the audience I found great to guess which song they were going to melt with which other song.

The venue (small and beautiful, I didn’t know it) was perfect to present the Notwist brand new record “Close to the Glass“. During the almost two hours long show full of electronics, introspective melodies, walls of sounds, songs that were mixed and matched with one another and moments of minimalism, there was enough time to enjoy little and smart masterpieces such as Neon Golden, Pilot, Boneless (one of the opening songs! what a great imprinting!). I was head over heels with happiness that the Notwist played “Consequence” because that is my favourite songs for its music and lyrics. In fact, let me officially nominate its incipit as “the most beautiful love declaration in music”. Should someone say “you’re the color, you’re the movement and the spin” I would not help but reply: “yes I’m yours forever”. Or not?

 

 

Tutti i componenti dei Notwist hanno gli occhiali. (Beh, si, tutti tranne uno.)
Dopo averli ascoltati e visti live lo scorso sabato 5 aprile al Circolo Magnolia a Segrate io e Fabio ci siamo domandati se non gli dessero fastidio mentre sono impegnati a creare i loro meravigliosi muri sonori durante i loro concerti.
Di tutta la musica che ascolto secondo me loro sono i musicisti più nerd, probabilmente perchè indossano gli occhiali, ma forse anche perchè Martin Gretschmann utilizza un paio di joystick per creare i loro suoni…non so, che vi devo dire ma a me questo elemento rende tantissimo l’idea del nerd…
Non sono una a cui interessano playstation/wii e cose del genere, ma se in qualche modo anche lontanamente avere un tale aggeggio significa creare la meraviglia dei suoni che sabato sera ho sentito produrre ai Notwist beh consideratemi domani mattina prestissimo in prima fila pronta ad acquistare una console (si chiamano così, vero?).
Prima che mi dimentichi, o probabilmente si è già capito, il concerto dei Notwist è stato davvero bello.
Non è la prima volta che vedo i Notwist dal vivo (cioè, in realtà è come se lo fosse perchè ero in primissima fila! E per me che incontro sempre la persona-alta-davanti-a-me-durante-i-concerti sabato è stata una serata davvero indimenticabile!), e devo ammettere che mi ero scordata di quanto fossero bravi. E di quanto sia davvero strano l’abbinamento della voce di Markus Acher così cristallina, introversa e minimalista con la musica, l’elettronica e i suoni che la band è in grado di creare. Talmente strano e inusuale che sembra un azzardo, una specie di controsenso che però come tutte le eccezioni alla fine funziona perfettamente.
C’è un’altro elemento che sottolinea la bravura di questi musicisti tedeschi e che (cosa meritevole della massima importanza!) assicura loro la mia presenza anche al loro prossimo concerto, ed è un dettaglio (dettaglio?) dimenticato nella musica “contemporanea”: la musica dal vivo DEVE essere diversa dalla musica che ascolto su CD/Vinile/iPod/ecc. Ecco, per me questo dettaglio (dettaglio?) non è un dettaglio, è essenza stessa della musica, è sorpresa, è arte, è saper comunicare, è bravura, è la calamita che mi attira verso un concerto.
So bene cosa si possa fare in uno studio di registrazione (leggi: miracoli e musica artificiale), e proprio per questo motivo io PRETENDO altro, pretendo la reinvenzione, voglio toccare con mano/ascoltare con le mie personalissime orecchie quello che i musicisti sanno fare. Perchè quando il concerto finisce e io torno a casa devo avere voglia di volere fare il musicista/di scrivere canzoni/di “suonare” il joystick/di fare l’animale da palcoscenico/ecc. almeno per le successive quattro settimane dal concerto.
Ecco, tutto questo capita quando si va al concerto dei Notwist. Perchè questo concerto è stato un evento unico in cui i Notwist hanno reinterpretato con maestria e creatività le loro già splendide canzoni. Ed è stato bello in quanto pubblico indovinare per ciascuna canzone in quale altra si stesse fondendo.
La location (piccola e bella, non la conoscevo) si è ben prestata alla presentazione del loro nuovo lavoro musicale “Close to the Glass” ma nelle due ore circa di favolosa elettronica, melodie introspettive, muri sonori, fusioni di canzoni, voce minimalista c’è stato tutto lo spazio per godere di alcuni capolavori musicali appartenenti al loro passato discografico: Neon Golden, Pilot, Boneless (all’apertura! un bellissimo imprinting del concerto!). Sono stata contentissima che abbiano suonato “Consequence” che di fatto è la mia canzone preferita in assoluto non solo per la musica ma anche per le parole. Anzi, colgo l’ufficialità di questa situazione 🙂 per candidare ufficialmente l’incipit di questo brano a “dichiarazione d’amore musicale più bella”. Se qualcuno mi dedicasse “you’re the color you’re the movement and the spin” non potrei fare altro che rispondere :”si, sono tua per sempre”. O no?

 

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